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Già qui, è l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. (…) Due modi ci sono per non soffrirne: Il primo riesce facile a molti ed è l'accettare l'inferno e diventarne parte. Il secondo esige attenzione e apprendimento continui e consiste nel cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno e dargli spazio e farlo durare.
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Guarda le distese dei campi, perditi in
esse e non chiedere altro.
Lasci
un'orma attraverso cui ti stesso ti segui nel tempo e ti riconosci.
Correvi con la biga nei cerchi.
E fosti pure un'ape delicata, il gentile mantello che
coprì le spalle di qualcuno.
Lascia tutto e seguiti.
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Caro
Marco,
ti
scrivo dal profondo del mare,
nascosto dentro un giardino di
Corallo,
a riparo dagli squali
ma invisibile per le sirene,
Quando Ne Ho Voglia
Alzo gli Occhi e Guardo Il Sole
attraverso un milione
di miliardi
di metri cubi d'acqua
e finalmente
Non Mi Bruciano più gli Occhi
.
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Colpito,
segnato,
affondato,?
Sorpreso,
stupito, smarrito?
Curioso,
sincero, ardito?
(O
semplicemente
passi per Bologna, o sei a Cagliari in estate?)
Ali: VerdeIrlanda
Elisewin: FolleEquilibrioPrecario
Marco: DiCheColoreèDio?
Kayas: TempiImprovvisi
Mauro: *Stob(-A-)doS*
Divina: aLycanthropeOnTheBus!
Adbon SorrisiD'Africa
Lecca: ItIsThatBlack
Curly: GuanceAmarena
Folletto: BomboMieloso
Frà: AcquaRosa
Gabry: SoundsLikeBlack
Marta: YelloSunshine
NeSs : DeepBlue
ParoleNelVento
: LibeccioRosso
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martedì, marzo 21, 2006
"Ad andare in giro con Claudio ci sarebbe sempre bisogno dei sottotitoli..."
E quella soffitta, dove finalmente rovistare, guardando tra gli oggetti non miei, tra gli oggetti di chi probabilmente non c'è più. Prendendo qualcosa che non mi appartiene: una stella, un gufo, un martello.
-E la possibilità che la mia finestra non ci sia più, la possibilità di non poter più girare quel mio sogno ( O perlomeno di non poterlo girare se non facendo recitare quella che non sarà più la mia camera), sa di bizzaro.
La mia finestra, dico, la mia finestra in cui i miei segreti rimarranno ad esserci, ma resteranno per sempre chiusi in un forziere, inviolabili, con nessuno lì, a poter rovistare in futuro, a poter rubare come ho fatto io oggi.

Bizzarro, ma sarà così. Perchè io sono fatto così.
ed è questo il rischio magnifico che comporta avere dei segreti solo per sè.
domenica, marzo 19, 2006
Navigare.
con la chiglia che taglia le onde.
sopra un mare d'anestetico

Questo spazio è un porto, delle mie soluzioni a me stesso, dei mie punti fermi, delle mie conquiste
(si conquisto, si mi accorgo, si risolvo)
Posso essere scarno, breve, prolisso o barocco, più o meno facilmente comprensibile.
Ma sono i miei arrivi, tra un salto e l'altro, tra conversazioni e avventure che purtroppo mi fanno perdere, e non mi permettono d'esserci spesso(qui).
Sono i miei ami, per chi potrebbe cogliere, non cimiteri!
Ho bisogno di sguardi di infrangere, sorrisi da accennare, come conferme da raggiungere.
Distillato di pensieri di un oceano artificiale.
cosi lo chiamavo non so quanti anni fa, e oggi per caso sono riuscito a riscoprire il perchè.
e non è forte chi non cade, ma è forte chi cadendo trova la forza di rialzarsi, non significa che non si debba credere nel funambolismo, nell'anarchia(Interiore, come forza che non si esaurisce, come forza che non vuole un tornaconto in vantaggi, ma solo in conquiste), nella serenità.
Scrivo se ho qualcosa di positivo da dire
una tappa da dipingere,
Un Trionfo.(Scrivere altro non fa che amplificare, distruggere, distorcere)
(e ora mi torna in mente, come questo cominciare a cavalcare ci fosse già stato, era già cominciato ad affiorire parecchio tempo fa, ma fu stroncato sul nascere[dei risvegli da tredicenni, e di ritorni familiari cambiati])
e ora un tentativo. Non lasciare passare più tanta polvere qui sopra. Perchè da dire ce ne sarebbe sempre tante, dovrei solo lottare un pò di più per trovare il tempo.
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