“Mia dolcissima piccola fragola,
io vorrei raccontarti una favola,
vorrei raccontartene una che,
sia una storia che parli di te..”
[Ascolto la mia orchestra preferita, futuro sognato per chissà quando..]
La comunicazione è troncata a metà, a domande non seguono risposte, a prologhi non seguono parole e i romanzi che con tanto entusiasmo vorrei tessere inevitabilmente si sfilacciano lasciando solo spazio alla nebulosità di frasi sconnesse in risposta alle mie.
Come se io stesso non fossi stato così, come se io stesso tuttora non continuassi a tratti a rispondere così.
Incastrato in interludi in cui quando c’è la forza di spinta da una parte, non ce n’è dall’altra.
Come un’infinita partita di pallavolo che va avanti coi punti solo perché una battuta su due la si sbaglia e così palla e punti vanno dall’altra parte del campo.
Così è Cagliari.Nel senso anche io che ne faccio parte, eh.
Vita sospesa su un filo con nessuno capace di dare né il colpo di grazia né di tendere una mano.
È così che si perdono, che perdo, i punti di riferimento.

Per fortuna a tratti chiudere gli occhi funziona, così come i miei diari segreti, ho fatto bene a lasciarmi tracce, briciole di pane per riuscire tornare a casa.
Ho cammini interrotti tempo fa da riprendere, frecce rimaste in mezzo al mio corpo da estrarre. Posso riprendere da lì. Se le forze me lo permetteranno.
Come quella chiamata di un bel po’ di anni fa:
Argine rotto dalla mia malattia, che nel trovare risposta, nel riuscire ad aggrapparsi all’altro lato della cornetta mi dimostrò come non si trattasse di una mia psicosi,deformazione malata della percezione, ma di un livido reale, esistente,non solo mio, anche se inghiottito e dimenticato.
Dimostrazione che posso per casualità e devo per me stesso, essere chirurgo del passato, posso riattaccare lacerazioni.
Data la mia memoria malata tutte le cose interrotte rimarrano ferite aperte, se non torno indietro a riprendere passi in sospeso.
È questo che sono riuscito a ripetere e che allo stesso tempo devo continuare a ripetere. Non solo per la mia salute.
Trovare conferma nelle mie impressioni più dure, negli occhi che non più fuggono via,nelle parole che si ha paura di pronunciare.
…e il tricheco senza denti finalmente riuscirà ad arrivare all’apice dell’arcobaleno per Asgard.
Qualcuno di voi a voglia di andare da Bologna a Firenze, a piedi, verso fine settembre?
Eppure la paura è alta del poter rifallire.
E mondo guardami,
e dammi risposte.
Non credeva di essere piccolo e debole. Era un animale, né grande, né piccolo, né forte, né debole. Ma adesso si vede nello sguardo del leone, vede la paura e, vedendo come viene visto, si convince da solo di essere piccolo e debole.
E’ terrorizzato per la paura che scorge riconoscendosi nello sguardo del leone. E a quel punto l’animale non vede più nulla. Sente solo le ossa molli, come quando ci sorprende la pioggia in una notte di gelo. Si arrende, non fa più resistenza. E il leone lo divora senza pietà.
Così uccide il leone. Con lo sguardo.
Ma c’è una bestiola che si comporta in modo diverso. Quando il leone le blocca la strada, fa finta di niente e prosegue lentamente. E se il leone la colpisce, gli risponde graffiandolo con una delle sue zampe che sono, sì, piccole, ma che fanno assai male. Questa bestiola non si arrende al leone perché non vede gli occhi che la guardano, perché è cieca. Queste bestiole si chiamano talpe. La talpa è diventata cieca solo perché, invece di guardare verso l’esterno, si è messa a osservare il proprio cuore. Si è ripiegata in se stessa per guardarsi dal didentro. L’uomo che sa guardarsi dentro, non vede la forza del leone, vede solo la forza del proprio cuore.
Pertanto, quando egli guarda il leone, questo vede che l’uomo lo sta guardando e, osservandosi nel suo sguardo, capisce di essere soltanto un leone. Il leone vede come viene visto, si spaventa e si nasconde”
