
Riflessi, ovunque, mi ritrovo più in loro che in ciò che viene effettivamente riflesso.
e pensandoci bene ora...un tempo la odiavo la distorsione, non le davo dignità d'essere, ero così legato in me da voler pretendere sempre e solo un fantomatico duro e puro, ovunque, mai effettivamente raggiunto.
in questo si, in questo credo d'essere cambiato parecchio, pian piano, da un anno a questa parte, grazie a qualche persona speciale.
Molto speciale.
Oggi all'università col prof si parlava di cambiamento, si parlava di quando si cambia la propria volontà senza volerlo, senza accorgersene, lui sosteneva che si cambia in base a due principali aspetti, il potenziale di voler cambiare che sta dentro ognuno di noi, e gli stimoli casuali che vengono da fuori.
Senza potenziale non si riuscirà mai a fare un passo avanti, ma senza stimoli il potenziale rimane congelato.
in sostanza lui dava più importanza alla prima, in ogni caso.
beh non saprei proprio, non so proprio se è giusto voler dare importanza ad una di due cose così strettamente legate.
Se uno cerca di cambiare, cerca di farlo in meglio, o perlomeno per ciò che lui considera il suo meglio, ma se non si trova mai davanti qualcuno o qualcosa e conduce cosi, un esistenza diciamo lineare, non sentirà mai la necessità di doversi smuovere per uno stato migliore.
Vabbè.
Meglio concludere che tanto altrimenti continuo all'infinito. è una disputa di quelle eterne tipo quella del vincitore della corsa in cerchio in Alice nel paese delle meraviglie.


Si cammina, si marcia, si corre, ci si impegna, ci si impenga, ci si impegna, ci si impegna troppo, tanto che si scordano i dettagli più essenziali, si scivola, si cade, faccia al suolo.
Ricominciare.